Karoshi #22
Giugno 2026 / Esserci senza esserci
Vivere nella fantasia uccide la realtà. Te la riduce, te la attutisce.
Tutto è meglio nella fantasia: grazie al cazzo.
Digitale e carta non funzionano allo stesso modo, nella mia testa malata. Ho un rapporto morboso con la carta, ti costringe all’imperfezione, al dilemma, alla scelta. Quindi realtà. Il digitale ti impedisce di sbagliare, ti coccola, ottimo per questi anni di devastazione. L’irrealtà.
Senza prospettiva dell’errore, chi fa non pensa perché può permettersi di non farlo. In anni in cui l’umanità riprende e guadagnerà valore grazie all’imprecisione, la carta, usata quando possibile, è dispositivo minimo e morale di emancipazione dal sistema tecnologico che ci vuole produttivi, perfetti, velocissimi, lavoranti anche in viaggio - con la portabilità assoluta raggiunta in questi anni.
In più, da autori, fare fumetti su carta vuol dire avere pezzi da poter vendere e farci qualche soldo. Per esempio, nello shop Mammaiuto ci sono le nostre opere originali, io ne ho 4 ancora disponibili al momento.
Detto questo quando sono in viaggio non sono così stronzo e uso anche io l’Ipad.
Il 7 giugno 2027 ai Bagni Pubblici di via Agliè di Torino si tiene Falastin Hurra 2026, “Nuvole Di Rivolta, Parole Di Ritorno, perché lottare per la libertà e l’autodeterminazione è un gesto collettivo. Alle 17 laboratori di danza dabke, collage, uncinetto resistente, microteatro one-to-one e serigrafia live. Alle 19 apericena, poi musica, banchetti, chiacchiere e pesca miracolosa”. Il tutto organizzato dalla potentissima Lorena Canottiere. Io non ci potrò essere, impegnato in 12 giorni di giri matti per il Belpaese (Torino-Bari-Milano-Lecce-Torino) ma volevo partecipare, esserci, fare qualcosa. Troverete l’illustrazione qua sopra - in qualche forma che ancora Lorena non mi ha detto - format che aveva fatto successo al primo Falastin Hurra di Torino a ottobre dell’anno scorso.
L’ho fatta in aereo in digitale fra uno spostamento e l’altro, non avrei saputo quando lavoraci, sennò.
Di carta, la prossima, promesso.
Questa settimana sono a Bari a Oltre il Segno, a insegnare storytelling ed editing.
Cosa che mi porta a farvi vedere qualche scatto dal Salone del Libro di Torino 2026. Conferenza di Oltre il Segno, con Ludovica di Spine e gli studenti dell’anno passato.
Io, Lorena Canottiere, Jacopo Masini e Andrea Serio, incontro in collaborazione con la Scuola di Comics di Torino su giornalismo a fumetti.
Sempre al salone, con Giaus, sul banco Revue, dopo che abbiamo sbancato. Abbiamo venduto davvero tanto, è andata bene, ci darà respiro e potremo pagare prima autrici e autori.
BONUS: qui invece throwback, è il 25 aprile, al Bref di Aosta, in occasione della presentazione di Buongiorno Amore Terribile, moderato da Cecilia Lazzarotto in collaborazione con la libreria BrivioDue.
ALTRO BONUS: Qui a novembre, al festival Flip di Libourne, mentre ascolto le storie pazzesche (letteralmente) del grandissimo Lucio. Ho ritrovato questa foto e mi piaceva.
Invece queste dall’incontro che ho moderato la scorsa settimana a quella meraviglia di Coconino Fest di Ravenna. È stato molto emozionante parlare con Elena Mistrello, Gianluca Costantini e Mazen Kerbaj (grazie alla traduzione di Luce Laquaniti) su Palestina, fumetto di realtà, repressione del dissenso, e sul perché facciamo quello che facciamo.
Da leggere su Mammaiuto: Il Premio, episodio 7, veloce e di passaggio, uscito qualche settimana fa - e che avevo già consigliato ma meglio tenerlo presente che settimana prossima esce l’8 dopo qualche tempo di pausa e si ricomincia da lì.
Sulla Revue (numero 16) da leggere la mia ricetta, The Survivor Salad. Con questo caldo fidatevi che vi salva la vita davvero.
Di Maestri di Niente non avevo ancora segnalato la puntata in cui io e Frekt parliamo del thriller psicologico d'animazione Perfect Blue del sensei Satoshi Kon e l'intrigante serie a fumetti Friday di Ed Brubaker e Marcos Martin: un viaggio tra perdita di realtà, misteri paranormali e l'ossessione per l'immagine.
Da leggere: I Giorni della Merla di Manuele Fior. Quando ero a Trapani mi sono accorto che aveo sempre letto i racconti di Manuele sparsi, mai in raccolta. Bellissimi. Niente da aggiungere. È Fior, va letto, impari sempre qualcosa e ti ritrovi la mascella aperta dalla maestria che ogni tavola e ogni svolta esprimono.
Da ballare, così, senza spiegazioni - perché non appena la attaccate già avete il culo in movimento con la furia sacra di chi riduce in brandelli un esercito di giganteschi troll di montagna con l’energia delle proprie terga infermabili e infernali - All You Children di quel genietto di Jamie XX con The Avalanches.
Wow.













