Karoshi #26
Luglio 2026 / Il male in quanto mela
E insomma il film finisce, le luci si riaccendono, io e Giusy ci alziamo. Intravediamo un tizio sui sessanta con la moglie che gesticola, passandogli accanto sento che si lamenta a mezza bocca di “parolacce, cazzo, troia, tutto così”. Uscendo, tengo per caso aperta la porta al suddetto tizio che attacca bottone “Scusate, eh, ma a voi come è sembrato questo film”, ci chiede. Io e Giusy rispondiamo che ci è piaciuto molto, e ad ogni cosa che diciamo il tizio ribatte, anzi, è come se non ci sentisse, né noi né la moglie - che avevamo apprezzato il film.
A parte che guardava principalmente me, ma la cosa che è chiara fin da subito e che il tizio sottolinea con gesti nervosi e scattosi - era incazzato perché le caratteristiche dei ragazzi non erano quelle che si aspettava, come se il mondo non fosse proprio quello che si aspettasse e non è giusto gne gne gne. La moglie, gentile e remissiva, provava a dire qualche parola ma lui la prevalicava. Eravamo tre contro uno: il film era brutto, e lui l’eroe che difendeva la sua libertà di dire puttanate. È arrossito, il vecchio stronzo, quando ha scoperto che io e Giusy lavoriamo con le storie e che due o tre cosine le sappiamo. A quel punto l’imbarazzo è sceso, opportuno sipario sulla conversazione, ci siamo defilati come cenere nel vento fuori dal Cinema Romano, contenti di sbirciare un sorriso timido sul volto della moglie.
Il film è Un Anno di Scuola di Laura Samani, uno dei migliori visti quest’anno. Cercatelo, guardatelo, amatelo. (Per dire, siamo andati due volte al cinema in una settimana per vederlo.)
Come ogni film che merita: Un Anno Di Scuola è asciutto, e ti permette di entrare emotivamente nei personaggi, capirli, crescere con loro, cambiare. Come in tutte le buone narrazioni, puoi e devi metterci del tuo.
Ma devi avere qualcosa da metterci, chiaro, no?
La violenza passa soprattutto dalla cultura di riferimento. Quella italiana è arcaica, patriarcale, ferocissima. Dall’infotainment ne sentiamo di ogni, come si suol dire. Anche se il numero di omicidi scende, quello dei femminicidi si assesta o decresce poco. Giusto ieri due amici mi raccontavano di come un loro conoscente, lasciato dalla ragazza, non accettasse la cosa. Ma fosse la prima volta, non sarà l’ultima - e nel frattempo migliaia di ragazzi maschi crescono in questa melma di cazzate familistico-amorali. Sono fortunato ad essere cresciuto in una famiglia dove le libertà di pensiero e azione sono sempre state prioritarie e che la forma mentis con cui sono stato cresciuto era quella dell’empatia.
Ma bisogna sapere, per capire.
Non mi godo il momento in cui mi metto nei panni dei peggiori esseri umani che si possa immaginare, quando li devo scrivere. Forse perché smuove cose che ho dentro che ringhiano e sbraitano e sbavano e fanno parte di retaggi immortali, immorali, bestiali. Ma l’autore ha la fortuna senza pari - quindi il dovere - di poter sviluppare empatia anche tramite il lavoro che fa. Non un cosa automatica e scontata, intendiamoci - conosco un sacco di pezzi di merda disempatici che scrivono benone.
Ma, prosaicamente, se non lo fai, se non ti sporchi, se non metti le mani nel fango dell’anima tua, quell’infingardo coacervo di desideri e pulsioni e tensioni e denti che digrignano e permalosità e violenza pulsante - ecco, se non lo fai, lasci il lavoro a metà.
Non siamo nell’ultimo film di Armie Hammer diretto da quel meme vivente che è Uwe Boll, quindi quando scriviamo un personaggio pessimo, chiediamoci: perché fa quello che fa? Cosa sente? Cosa prova? Cosa vuole? Cos’ha in comune con me? Finiremo per chiederci: perché anche io - come tutti - produco il male come le api producono il miele?
Forse semplicemente quello che chiamiamo male è solo natura, è il bene siamo noi che ci opponiamo alla sofferenza che è la somma legge universale. Ma mi rifiuto di accettare una realtà così devastante e quindi racconto storie e cambio ogni giorno raccontandole.
Cultura è il valoroso contrario di Natura, quindi di Dio - che se esistesse sarebbe nostro nemico acerrimo, sfido chiunque a dire diversamente - e morirò su questa collina.
È da oggi online l’intervista che la gentilissima e bravissima Maria Concetta Amato mi ha fatto a Trapani Comix. Faceva caldo, le birrette fioccavano, ho detto tutto quello che volevo, dovevo e potevo - forse anche troppo. Grazie a Lo Spazio Bianco per l’ospitalità e l’occasione.
Da leggere su Mammaiuto: Giacomo L’Atomo, scritta e disegnata di getto durante il Cortona Comics, estate 2023 - ancora me lo ricordo - dopo l’ennesima notizia di un brutale delitto. Ero sconvolto dalla brutalità. Volevo capire e far finire le cose come meritavano.
Sempre di Mammaiuto, una notizia dal Napoli Comicon: sono uscite cinque storie in collaborazione con Comicon Edizioni e l’Università Federico II. Scritte da me e Sam, disegnate da Came, Menetti, Guarna, Frnk e il sottoscritto : le vite di cinque scienziati e ricercatori napoletani sotto il filtro del fumetto supereroistico. Presto online (speriamo) e cartacei gratuiti ad eventi di Comicon e dell’Università.









Dalla Revue: inizia questa settimana il preorder del nostro nuovo volume speciale Il Menù Della Revue. Contiene tutte le ricette disegnate che abbiamo pubblicato dal numero 1 al 17. C’è anche la mia Survivor Salad! Copertina disegnata da Alessio Ravazzani e colorata da me - che odio colorare - con supporto ed editing di Giusy Gallizia, che oltretutto ha trovato il titolo, che cercavamo da almeno un anno: Menù.
Info importanti: i primi 100 ordini usufruiscono della tariffa early bird! E se hai già sottoscritto la nostra membership 2025-2026 riceverai questo volume col numero 18 e non devi ordinarlo. Se invece hai un abbonamento e ordini questo volume te lo spediremo insieme al prossimo numero rimborsandoti le spese di spedizione.
Di Maestri di Niente: imperdibile la puntata in cui io Frekt esploriamo i confini dello storytelling puro analizzando due pilastri del fumetto contemporaneo come il capolavoro autobiografico Il grande male di David B. e due grandi serie a fumetti come Deadly Class” di Rick Remender e *My Hero Academia di Kohei Horikoshi. Una puntata che comincia con un dissing cane-gatto (letteralmente).
Da leggere in prosa, e seguendo il fil rouge della puntata: una cosa che (ancora) non potete leggere. Il nuovo libro di Alessandro Zannoni. Non ve ne posso parlare, vi posso solo dire che è un gioiello. Ale me l’ha mandato, appena ho avuto un attimo l’ho letto. In mezza giornata filata, non riuscivo a staccarmi. Per me Stato di Famiglia continua ad essere il suo capolavoro di sperimentazione, ma qui Ale è arrivato a vette insperate di cinismo, cattiveria e precisione di scrittura. Sintesi e regia fulminanti. Consigliarvi una cosa ancora impossibile da leggere, fino a quando non troverà un editore, in realtà mi serve per dirvi: leggete tutto ciò che è già uscito di Alessandro Zannoni.
Da ballare questa settimana: Pets di deadmu5. Abbastanza difficile visto che è imballabile, ma potete anche sdraiarvi al sole su una panchina, chiudere gli occhi, e senza muovervi essere un aereo che decolla, una mano che fa le onde fuori dal finestrino, una stella che si muove sul deserto di notte. È ballare anche questo. Capolavoro? Capolavoro.









